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La Vera Primavera

Portfolio Categories: Narrativa e Poesia.

di Angelica Coop

A cura di Maria Luisa Grassi

Leggendo le liriche di Angelica Coop si respira un’aria d’altro luogo e d’altro mese e d’altra vita, e non perché, avendo ella attraversato quasi tutto il Novecento, possa ritenersi lontana dall’oggi, ma perché nella sua vita, pur tra vicende tumultuose, è rimasta sempre fedele alla sua vocazione, alla Poesia. Sempre e dovunque, ella ha guardato con occhi poetici la Vita, cogliendo immagini e traendo ispirazione, e ha avvertito il bisogno di esprimere in versi sentimenti e pensieri.

Angelica Coop, nasce a Napoli il 5 ottobre 1897 dal musicista e compositore Ernesto Coop e da Donna Maria Luisa De Vito Pisciscelli. Mostra subito una sensibilità precoce ed una spiccata tendenza per gli studi letterari e per la poesia. Le sue prime composizioni poetiche, spesso pubblicate sul “Mattino” e sul “Roma” di Napoli, risalgono all’adolescenza e sono ispirate alla natura e improntate tutte ad una grande spontaneità. Le amicizie, la stessa posizione sociale della sua famiglia, la inducevano naturalmente ad una intensa vita mondana, da cui ben presto si distacca per circondarsi di artisti, letterati e poeti, il solo mondo che le ispirasse un vero interesse. Questa sua prima attività poetica viene raccolta in un volume pubblicato nel 1931 dall’editore Gaspare Casella, col titolo VOCI LONTANE, che riceve una lusinghiera recensione da parte del critico Lorenzo Giusso. Anche le poetesse Ada Negri e Sibilla Aleramo hanno avuto parole di compiacimento per la giovine compositrice, che da questo periodo inizia a pubblicare le sue poesie sui quotidiani di Napoli, e specialmente su “Il Mattino”, nella rubrica “Mosconi” curata da quel finissimo intenditor di poesia che fu Ugo Ricci. Proprio nella redazione del giornale “Roma” fa conoscenza con giornalisti e critici di valore, come Guido Milanesi, Libero Bovio, Roberto Bracco, Maria Luisa d’Aquino. Una svolta decisiva nella sua vita di poetessa e di donna si ha nel 1932 quando sposa l’ingegnere Pio Grassi, al quale ha dato quattro figli, trasmettendo loro tesori inestimabili di sensibilità e poesia. Come nella prima giovinezza ella aveva volontariamente volto le spalle alla vita mondana per dedicarsi alla superiore vita dell’arte, così adesso consapevolmente  fa questa ulteriore scelta, quella cioè di dedicarsi tutta ai suoi nuovi compiti di madre e moglie. Da questo momento, infatti, la sua produzione poetica rimane per lo più  chiusa nei cassetti, anche se proprio a tale periodo risalgono forse le migliori composizioni, in cui la iniziale vena giovanile si veniva arricchendo della tragica esperienza bellica e di una nuova triste visione della vita.

Collana: Muse/1

 

 

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